Claudio Spadoni a Vergato / Arte / Cultura


Claudio Spadoni con Vittorio Sgarbi

Anche quest’anno la nostra manifestazione avrà l’onore e il piacere di ospitare, nella cornice del Cinema Nuovo di Vergato, il tradizionale incontro/dibattito col Maestro Luigi Ontani e un altro insigne rappresentante della storia dell’arte e della cultura: nella fattispecie, il Prof. Claudio Spadoni, una personalità di grosso calibro, squisita competenza, professionalità, maestria organizzativa e caratura internazionale, il cui curriculum è talmente corposo e variegato, da non poter essere qui, senza fargli torto, adeguatamente ricostruito.
Ragione per la quale: dal mare magnum delle sue pubblicazioni e degli incarichi ricoperti, dalla sua intensa attività museale ed espositiva in Italia e all’estero, a partire dalla metà degli anni settanta fino ad oggi, e ancora in divenire, ci limiteremo a trarre una sintesi frammentata ma essenziale, con qualche illuminante osservazione, del professore stesso, in calce.
Allievo di Francesco Arcangeli, dal 1976 è stato docente di Storia dell’Arte e direttore dell’Accademia di Belle Arti di Ravenna, docente al Te.Co.Re (Tecnologie, Conservazione e Restauro) dell’Università di Bologna. Critico prima del “Il Resto del Carlino” poi di QN della poligrafici (“Il Giorno”,“Il Resto del Carlino”, “La Nazione”), nel contempo collaboratore di varie riviste specialistiche. Ha fatto parte di comitati scientifici di svariate Istituzioni, della commissione internazionale della Biennale di Venezia (1986), della Quadriennale di Roma e, fino al 2016, per ben quattro edizioni, condirettore di Arte Fiera di Bologna. Ha curato innumerevoli mostre, le più notevoli delle quali dedicate ad alcuni tra i maggiori storici dell’arte del ‘900: ‘Roberto Longhi e il moderno’; ‘Dal Romanticismo all’Informale. Omaggio a Francesco Arcangeli’; ‘Musei, Storie, Paesaggi. Corrado Ricci e la cura del Bello’; ‘Giovanni Testori e la grande pittura europea’. Tra le diverse di carattere storico citiamo: ‘I Preraffaelliti’, ‘L’incanto dell’affresco’, ‘L’Italia s’è desta 1945-1953’, ‘Intorno al ’60, l’Arte in Italia dopo l’Informale’, ‘L’artista viaggiatore’, ‘Arte americana ultimo decennio’. Per quanto concerne le mostre antologiche evidenziamo le inerenti a: Alberto Giacometti, Felice Casorati, Leoncillo, Valerio Adami, Giosetta Fioroni, Mimmo Paladino e altri. Delle monografiche quelle riguardanti: Emilio Vedova, Alberto Burri, Mattia Moreni, Gianni Dova, Bepi Romagnoni, Giacomo Balla, Sebastian Matta, Sandro Chia, Andy Warhol. Analogamente non quantificabili sono: le partecipazioni come relatore a tavole rotonde, convegni, seminari, dibattiti interviste, produzione e revisione di testi, expertise, curatela di cataloghi, etcetera. Occorre altresì sottolineare come le migliori energie di Claudio Spadoni siano state spese nella gestione del MAR – Museo Artistico della città di Ravenna – che, dopo di Lui, è entrato in crisi, per la mancanza di un sostituto di pari valore e autorevolezza. Infatti dal 2002 e, per ben 13 anni, ne è stato la guida e l’anima, continuando anche in anni successivi ad essere responsabile ed artefice delle mostre del museo civico ravennate. Pensare che: aveva accettato la sua direzione quasi per sfida, dopo aver letto una pessima recensione sul “Giornale dell’arte” che lo aveva giudicato, a livello gestionale, il peggiore d’Italia. I suoi iniziali progetti contemplavano: la ristrutturazione, la climatizzazione e la razionalizzazione degli spazi. Ma per la cronica insufficienza dei mezzi economici, ben poco, di quanto in preventivo, si è poi concretizzato; a tutt’oggi metà delle opere moderne e contemporanee giacciono inutilizzate nei magazzini … con esse, con le donazioni e i prestiti, quante mostre, a costo zero, si potrebbero allestire!! Nonostante le pastoie burocratiche e le beghe politiche che lo hanno frenato e talora amareggiato, è riuscito a dare a questo polo museale ed espositivo periferico un ruolo di prestigio, guadagnando visibilità e reputazione non solo in Italia, ma anche presso i più importanti musei stranieri, attraverso la creazione di mostre di elevato livello, spessore e unicità, con percorsi inediti e originalissimi, in grado di catalizzare l’interesse dei critici d’arte più qualificati. Benché di esse non ne rinneghi nessuna, per Lui la più coinvolgente e gratificante rimane la prima, su Roberto Longhi, il più geniale storico del secolo scorso. Claudio Spadoni ritiene che “la funzione di una mostra sia quella di offrire un prodotto culturale: un’occasione per cui, sia per gli addetti ai lavori che per il pubblico comune, sia possibile imparare a conoscere, tramite l’arte, aspetti della società, del pensiero e della cultura del tempo. Se nell’organizzazione di qualsivoglia mostra viene posto, come obiettivo prioritario, il richiamare più gente possibile, ci si sbaglia di grosso e si finisce per tradirne la finalità essenziale che è educativa. Tanto vale organizzare succursali di Mirabilandia, spettacoli con nani e ballerine, divi mediatici, che attraggono sicuramente più afflussi di una esposizione d’arte, per quanto bella e ben fatta possa essere. A conferma di ciò, vi è l’esempio di alcune memorabili rassegne del passato che hanno letteralmente rivoluzionato la storia dell’arte, ma che sono state deludenti sotto il profilo dei visitatori. Ovvio, che se poi anche un sacco di presenze giunge a premiare il risultato di lunghi anni di lavoro, il curatore non può che esserne contento. A Suo parere, infatti, non si può realizzare una mostra dignitosa, piccola o grande che sia, in poco tempo, dovendo avere una sua progettualità ed essere il portato di competenze diverse ma in egual misura tese all’ottenimento di un prodotto qualitativamente e culturalmente importante; una squadra di persone affiatate, capaci, impegnate e soprattutto animate da un’autentica passione, requisito che Lui ha sempre considerato basilare nei suoi – un tempo – giovanissimi e validi collaboratori.”

Graziella Pederzani

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